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In questi giorni si sente molto parlare di TARI, di calcoli errati e di rimborsi. Proviamo a fare un po’ di chiarezza con l’aiuto della Circolare 1/2017 del 20 novembre 2017, con cui il MEF ha fornito chiarimenti sul calcolo della parte variabile della tassa sui rifiuti (TARI) relativa alle utenze domestiche.

Al Ministero è stato chiesto se la quota variabile debba essere calcolata una sola volta anche nel caso in cui la superficie di riferimento dell’utenza domestica comprenda quella delle pertinenze dell’abitazione, poiché i Comuni talvolta computano la quota variabile sia in relazione all’abitazione che alle pertinenze, determinando, in tal modo, una tassa notevolmente più elevata rispetto a quella che risulterebbe considerando la quota variabile una volta sola rispetto alla superficie totale.

La TARI è costituita

  • da una parte fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio in base alla superficie e alla composizione del nucleo familiare,
  • da una parte variabile, rapportata alle quantità di rifiuti indifferenziati e differenziati specificata per kg, prodotta da ciascuna utenza. Se non è possibile misurare i rifiuti per singola utenza, è previsto che la quota variabile della tariffa relativa alla singola utenza viene determinata applicando un coefficiente di adattamento. 

La TRAI è articolata nelle fasce di utenza domestica e non domestica.

Nella Circolare del MEF è stato chiarito che la locuzione di "utenza domestica" deve intendersi comprensiva sia delle superfici adibite a civile abitazione sia delle relative pertinenze. Per questi motivi

  • la quota fissa di ciascuna utenza domestica deve essere calcolata moltiplicando la superficie dell’alloggio sommata a quella delle relative pertinenze per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’utenza stessa,
  • la quota variabile è costituita da un valore assoluto, vale a dire da un importo rapportato al numero degli occupanti che non va moltiplicato per i metri quadrati dell’utenza e va sommato come tale alla parte fissa.

Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo.

Il documento del MEF fornisce anche un esempio:

Situazione: due nuclei familiari, entrambi con 3 componenti.

  • il primo nucleo possiede un’abitazione di 100 mq;
  • il secondo nucleo possiede un appartamento di 80 mq e una cantina di 20 mq, che costituisce la pertinenza dell’abitazione.

Ipotesi: La tariffa per il calcolo della parte fissa determinata dal comune è pari a € 1,10 mentre la parte variabile è pari a € 163,27.

Se venisse applicato l’errato procedimento di calcolo della tassa sopra descritto, avremmo questo risultato:  

Primo Nucleo familiare

Mq abitazione

Parte fissa

Parte variabile

TARI Totale

100

mq 100 x 1.10= 110 euro

163.27 euro

110+163,27= € 273,27

 

Secondo Nucleo familiare

Mq

Parte fissa

Parte variabile

Totale

80

mq 80 x 1.10= 88 euro

163.27 euro

88+163,27= € 251,27

Cantina pertinenziale

Mq

Parte fissa

Parte variabile

Totale

20

mq 20 x € 1,10 = € 22

163.27 euro

22+163,27=€ 185,27

 

TARI Totale = € 436,54

E’ evidente che se si considera la parte variabile in riferimento sia all’abitazione sia alla pertinenza, a parità di componenti e di superficie, l’importo della TARI risulta molto più elevato rispetto al caso in cui non si disponga della pertinenza.
Tale differenza di importi non trova un valido sostegno logico-giuridico.

La modalità corretta di calcolo della tassa per il secondo nucleo familiare è la seguente:

Secondo Nucleo familiare

Abitazione e cantina pertinenziale

Mq 

Parte fissa

Parte variabile

TARI Totale

80+20=100

mq 100 x € 1,10= € 110

163.27 euro

110+163,27= € 273,27

 

ATTENZIONE!  Se riscontrate un errato computo della parte variabile effettuato dal comune o dal soggetto gestore del servizio rifiuti, potete richiedere il rimborso del relativo importo. 

 

 

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